18/01/2011

Wishes

 

 

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La distesa di ghiaccio si stende intorno a me con i suoi riflessi azzurri, sconfinata, senza soluzione di continuità, Dalla terra al cielo al mare.

Il silenzio prorompe dalla profondità oceanica dell'Antartide.

 

Guardo, e ascolto l'abissale sonorità del silenzio che è calato all'improvviso ovattando tutto ciò che scorre sotto il mio sguardo e che mi consente di sentire l'emozione calma e sconfinata che si è mossa dentro.

Come un piccolo punto di luce, una minuscola stella pulsante che proprio dal centro del mio petto manda i suoi deboli bagliori caldissimi.

 

Questo piccolo punto di luce bianchissima e calore, è il punto gravitazionale di un fuoco caldo, odoroso di mattone e resina di pino, che riscalda un camino di montagna, mentre fuori c'è la neve. Sento che qui, su questa panca di legno, su questo cuscino morbido dove potrebbe essere accoccolato un gatto bianco, dal pelo sofficie e dalle fusa dolci e compiaciute, i ghiacci perenni che circondano sottili e trasparenti come una prigione di cristallo gli intervalli regolari dei miei battiti cardiaci, lentamente, si liquefanno. Evaporano senza quasi che tu te ne accorga e permettono al tuo cuore, e non solo alla mente, di allargarsi seguendo il cerchio dell luce che lentamente, ma senza arrestarsi, si espande illuminando ad ampi cerchi tremolanti ma sicuri le tenebre.

La BMW bianca, con il suo poderoso motore e le sue gomme da neve è li che mi aspetta, fedele e selvaggia nella sua eleganza, in attesa di un solo movimento del mio polso per artigliare il terreno ghiacciato con le sue quattro ruote motrici. Sono dentro, la foto è dentro il parasole, la guardo veloce prima di permettere alla sinfonia dei sei cilindri di irrompere secca ed insieme dolce tra le abetaie che mi circondano, come se lei fosse il gps su cui tracciare la rotta.

 

L'Africa è vicina, lo sento, protetto dalla mia auto sono sicuro, posso sentire la pelle del volante sotto le mani, il pomello cromato del cambio nell'altra, che con innesti morbidi e precisi lascia i tornanti e la neve e mi fa sentire perfettamente padrone di guidare i miei desideri verso terre più calde.

E verso i colori. I colori che hanno dato già un timido segnale della propria presenza nella camicia che mi spunta sotto la giacca.

Ora sono nei vestiti di chi mi sta intorno, sfumati dalla corsa in un caleidoscopio di tonalità calde che si muovono ondeggiando.

Ballano al ritmo di tamburi e strumenti a fiato e mi conducono dove io voglio andare, a togliere la giacca, e rallentare l'andatura fino a fermarmi.

È come se fossi in un mercato sconfinato e caotico, circondato da uomini e donne nere, che ballano, cantano, parlano e mi fa fanno sentire immerso in questo oceano colorato di umanità.

So che sono arrivato, ma resto sul mio sedile di pelle, le mani sul volante. Contemplo la materia umana che mi circonda e mi fa sentire bene, la voglia di vivere. È lei che ondeggiando a ritmo di danza arriva con un sorriso largo davanti alla mia portiera bianca, e guardandomi senza smettere di ondeggiare i fianchi, spalanca le sue braccia, spontaneamente, come se mi invitasse a danzare il gioco della vita.

Sono al suo braccio e cerco di seguire il suo ritmo, mi lascio travolgere dalle stoffe, dai profumi, dallo strabordare di vita in cui improvvisamente sono immerso.

Il sorriso mi si allarga ed un grido di gioia prorompe da dentro, fino a che mi trovo a danzare sollevandola in alto tra le braccia intorno a bambini, uomini e donne che ridono a loro volta felici circondandoci e battendo le mani.

 

13:06 Scritto da: deep_seeker | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Pioggia

 

 

 

Cade la pioggia.

L'odore impregna tutto, intorno a me, le scarpe bianche che poggiano sul fango che scorre scivolando a rivoli sull'asfalto.

Fermo inchiodato in silenzio sentendo che lacrime e pioggia si fondono incontrandosi insieme al suono battente che scorre indifferente come se potesse annullare il dolore.

Tutto scivola, tutto si mescola, il desiderio è che tutto cancelli.

Chiudo gli occhi sotto i capelli bagnati che si lasciano inondare dalla pioggia e spalanco le mie braccia verso il cielo, per lasciare che l'acqua mi entri dentro e porti via con sè tutti i miei desideri che non posso raggiungere, le mie speranze che bruciano dentro e chiedono di non fare più così male.

Penetra nel profondo ma non mi tocca, non riesce a raggiungere il centro e vi scivola sopra ogni volta intorno senza impregnarlo. È un guscio troppo intimo e duro, che non si rompe e non si lascia forzare.

Non è questo il posto.

Non è qui sotto quest'acqua sporca che devo stare.

C'è un diamante prezioso e luminoso, una pietra viva unica al mondo che aspetta, pulsando.

Via da questa pioggia, da questo asfalto, da questa autostrada senza senso che vuole lavare via le incrostazioni del fango che protegge quella pietra.

È il viaggio. Quello fuori che si fa per dare voce all'altro intimo tuffarsi nelle profondità dei paesi dell'anima.

Scompaio dentro di me e porto la mia Samsonite grigia, correndo fino a quel palazzo di vetro e di acciaio. Teste di giganti mi guardano, massicce come pietre gigantesche a cui nulla sfugge. Telecamere ghiacciate come i cuori degli dei che sorvegliano le mie mosse per colpire.

Ho messo per voi la mia giacca, e la cravatta che mi sta appesa al collo come il vostro guinzaglio preferito, per tenermi dentro il mondo che avete sognato per me, regalandomi con amore il privilegio di esserne prigioniero.

Stringo la mia valigia mentre sento che il vostro interesse si accende, insieme alle piccole dolci spie rosse che cominciano a pulsare per avvertire che mi sto avvicinando alla stanza proibita. Ci sono più porte per entrare, e sembrano tutte aperte, ma io non cedo e giro lentamente intorno, a cerchi più stretti. Tutti gli occhi delle teste giganti di pietra scandagliano il percorso e cercano di leggere sul mio volto le intenzioni. Ma mi avete insegnato troppo bene a mostrare ciò che altri volevano per lasciarvi capire che state guardando un grosso felino, che sotto la sua calma apparente ha i muscoli tesi e pronti a scattare.

Non ora, ancora un giro intorno alla prossima porta, e intanto avverto il profumo, il calore, la luce che si trova lì nella stanza attorno alla quale continuo a girare. Nessuno può portarla via, anche se sembra lì a portata di mano. Entro nella stanza, fuori calmo come ogni altra persona che fino a pochi minuti fa vi era dentro, e sono solo al suo interno. Sono uguale a prima, indecifrabile nel mio desiderio, ma con le mani più leggere.

Divento uno degli altri mille che sono entrati, hanno guardato e goduto della bellezza e poi, senza rischiare nulla se ne sono andati, mille cloni apparenti di me stesso che ora confondono le telecamere. Dove sono finito? Chi è dentro la stanza e chi fuori?

È in quel momento che l'urlo delle sirene esplode frantumando il brusio delle voci e inondando l'aria fino a renderla irrespirabile.

I tappi di cera reggono.

Il diamante, la pietra viva è scomparsa. Tutti corrono, terrorizzati, fuggendo in ogni direzione. Le teste di pietra hanno un sussulto, ma i monitor lo trasformano in un tronfio sorriso. Le grate di metallo, con la precisione del sofisticato meccanismo che le controlla, sono calate di schianto nello stesso preciso istante in cui è stato tentato il furto. Le telecamere rincorrono l'interno della stanza, dove il diamante è scomparso, pavimento, pareti, soffitto, gli agenti accorrono davanti alle grate.

Nessuno.

Solo allora, sotto una delle porte, si accorgono che una valigia grigia, una Samsonite da viaggio, è rimasta incastrata sotto la porta rivelando l'anima in acciaio a nido d'ape che ha retto alla pressione dei possenti pistoni idraulici che avevano spinto giù la grata.

Uno spazio di poche decine di centimetri, lo spazio sufficiente per la fuga di un agile felino.

 

12:42 Scritto da: deep_seeker in Voglia di se(n)s(s)o | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

12/01/2011

Considerando...

 

 

Prigioniero. E non sai perché.

Non puoi uscire, ma sai che perlomeno puoi partire e cercare.

Ma cosa?

 

E' allora che arriva il botto, violento, inaspettato, improvviso.

E ti ritrovi fuori.

Fuori dove ti aspettano i carcerieri.

Figure malvagie e violente, da incubo.

 

Ma c'è la musica. E tu la puoi seguire.

E dietro di Lei, come castelli di carte, i nemici crollano uno dietro l'altro.

(sono dentro di te)

Ad ogni porta che richiudi te li ritrovi sempre più spaventosi, ma intanto tu ti trovi un po' più in là.

Infrangi, come loro, il muro della realtà.

Proprio quando pensi di essere fuori, ti uccidono.

E' solo allora che scopri che non sei morto, sei solo libero dalla paura e dalle illusioni in cui per una vita hai avuto fede.

11:59 Scritto da: deep_seeker in Voglia di se(n)s(s)o | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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