20/03/2007

Emozionarsi



Se non mi emoziono non riesco più a far nulla.

Sono partito con un viaggio su un veliero d'altri tempi, e mi sono trovato a non sapere se sto viaggiando ancora oppure no.
So che adesso sono partito davvero, ma mi trovo quasi fermo, in mezzo all'abbraccio oceanico di questo mare che amo e che sfido, appoggiato al parapetto di legno umido di acqua e incrostato di sale.

Sono fermo a guardare le altre navi che popolano questo mondo, con quello sguardo un po' sognante di chi è perso in pensieri lontani e profondi, ma a cui corrisponde in realtà solo il desiderio di riprovare le emozioni di un tempo che avrei voluto ci fosse stato.
Il sole potrebbe tramontare tra poco, colorando di riflessi caldi il mare, e cominceranno ad apparire le stelle in questo cielo infinito che fa sembrare infinita anche la distesa delle acque  su cui il mio veliero placido galleggia.

L'unico suono è lo sciabordio ritmico delle onde sullo scafo e il grido di qualche gabbiano che saluta il giorno che è stato e si prepara ad affrontare la notte che sarà. Ma io non mi muovo, e con lo sguardo mi spingo a cercare qualcosa che non posso vedere, oltre la curvatura dell'orizzonte, oltre le navi dalle vele bianche che incrociano la mia rotta.

Forse sto cercando dei nuvoloni neri, i miei occhi stanno cercando di cogliere quel leggero grigiore che potrebbe preannunciare la tempesta, le mie orecchie si tendono per sentire il sibilo del vento, le mie mani stringono il legno come se fosse un timone indomabile, e una piega obliqua accenna a comparire quando vedo piccoli rivoli di schiuma bianca coronare la sommità delle onde.
Sento che le mie vele sono pronte, e nel mio sangue si accende un desiderio insieme selvaggio e lucido di sfidare le forze della natura, di spiegare le vele che ora battono appena per dirigerle contro l'ammasso di nuvole scure, gonfie di pioggia e cariche di fulmini, a portare le assi del mio veliero a gemere e stridere sotto l'enormità delle onde e le corde a fischiare come fruste, con l'acqua del cielo che si confonde con quella del mio mare.

Voglio vivere di emozioni.
Voglio stare dentro la tempesta.

10:55 Scritto da: deep_seeker in Emozioni | Link permanente | Commenti (47) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

14/03/2007

TIGRAzie

 

tigre-vi.jpg



Questo te lo devo.
Te lo devo proprio.


Quando ho cominciato questo mio viaggio sulle acque dell'oceano blog, non avrei mai immaginato che il suo mare fosse infestato anche da animali feroci della specie felina... Ma i felini non odiano l'acqua?

Non l'avete ancora conosciuta? Dubito, e comunque la trovate qui di fianco al nome di "Tigraffia (a volte) ma..." - Nome che è tutto un programma...

In che senso? Nel senso che la beneamata felina di nome Tigra, ha sì gli artigli sotto i suoi morbidi polpastrelli... ma in realtà - e su questo dovete proprio credermi - li tira fuori solo se si sente attaccata.
Certo, su questo ha una sensibilità un po' speciale, perchè quando fiuta una minaccia si incazza, ma si incazza proprio tanto! Dovreste vedere come sfodera denti ed artigli e sgraffiazza tutto quello che le passa sotto (e sopra) le zampe... Uno spettacolo della natura oserei dire...

Ma poi ti ricredi, perchè la vedi correre piena di energia ed entusiasmo verso la sua meta, ed inciampare magari a metà strada cadendo sulle spine, e senza tirare un solo sospiro di rimpianto, tirarsi su e ripartire come se nulla fosse... e non importa se una zampa le sta sanguinando, non se ne accorge neppure...

A volte me la immagino con i cuccioli che ancora non ha: una mamma tigra calda calda, che magari non sarà un esempio di virtù e compostezza... ma che - accidenti- se gli tocchi i suoi cuccioli ti farà vedere i sorci verdi... E me la immagino come rintana i suoi unghioni per poter dare zampatine affettuose a quei batuffoli di pelo che le si accalcano intorno alla pelliccia, sicuri che da lì arriveranno latte buono, calore e protezione...

Le tigri sono animali sensibili, lo sapevate? E non sopportano le prigioni, perchè hanno bisogno degli orizzonti sfuocati della savana per potersi muovere senza urtare ciò che hanno intorno. Non lo fanno apposta le tigri a urtare gli altri, è solo che a volte hanno così poco spazio per muoversi che non ce la fanno proprio a fare diversamente... dategli spazio, aria pura, libertà di movimento!

E poichè sono sensibili, sono pure complesse, si arrovellano sui loro pensieri complicati, e le vedi che a volte non sanno da che parti girarsi, lì con i loro occhioni che cercano nel vuoto, negli altri, nel mondo, una risposta.

Ma la tigre sa che può contare sul suo branco, e questo le piace molto, perchè il suo branco è grande, conta un sacco di animali a cui lei da' tanto e che le sono riconoscenti e le vogliono bene. Si vocifera addirittura che abbia messo in cantiere un corso per complicare la vita (che tanto si sa che essendo già di suo un casino, per la legge dei contrari, più la incasini più funziona meglio)...

E comunque, se avrete a che fare con una Tigra nella vostra vita, c'è una sola regola a cui dovete attenervi: siate leali come lei lo è con voi.

 

Tigrazie felina!


12:05 Scritto da: deep_seeker in amici | Link permanente | Commenti (39) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

12/03/2007

oggi è così



Oggi mi sento così...
Spacco tutto (e ben venga!)

15:55 Scritto da: deep_seeker in Incazzature | Link permanente | Commenti (43) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

07/03/2007

Grazie!!!




Grazie... oggi mi avete fatto ridere un bel po'...
Non ho lavorato un cazzo, ma il morale mi è tornato su!!!!

17:25 Scritto da: deep_seeker in amici | Link permanente | Commenti (38) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

06/03/2007

Spazio nella vita

Questa storiella mi era arrivata per mail tempo fa... ma mi era piaciuta davvero parecchio.

Un professore di filosofia era in piedi davanti alla sua classe, prima della lezione, ed aveva davanti a sè alcuni oggetti.
Quando la lezione cominciò, senza proferire parola il professore prese un grosso vaso per la maionese, vuoto, e lo riempì con delle rocce di 5-6 cm di diametro.
Quindi egli chiese agli studenti se il vaso fosse pieno, ed essi annuirono.
Allora il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso di maionese, scuotendolo appena. I sassolini, ovviamente, rotolarono negli spazi vuoti fra le rocce.
Il professore quindi chiese ancora se il vaso ora fosse pieno, ed essi furono d'accordo.
Gli studenti cominciarono a ridere, quando il professore prese una scatola di sabbia e la versò nel vaso.
La sabbia riempi ogni spazio vuoto. "Ora", disse il professore, "voglio che voi riconosciate che questa è la vostra vita. Le rocce sono le cose importanti - la famiglia, il partner, la salute, i figli, l'amicizia - anche se ogni altra cosa dovesse mancare, e solo queste rimanere, la vostra vita sarebbe comunque piena.
I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, la moto, l'auto. La sabbia rappresenta qualsiasi altra cosa, le piccole cose. Se voi riempite il vaso prima con la sabbia, non ci sarà più spazio per rocce e sassolini. Lo stesso è per la vostra vita: se voi spendete tutto il vostro tempo ed energie per le piccole cose, non avrete mai spazio per le cose veramente importanti. Stabilite le vostre priorità e dedicate più tempo alle cose importanti, il resto è solo sabbia".
Dopo queste parole, a lezione quasi terminata... Uno studente si alzò e prese il vaso contenente rocce, sassolini e sabbia, che tutti, a quel punto, consideravano pieno, e cominciò a versargli dentro un bicchiere di birra.
Ovviamente la birra si infilò nei rimanenti spazi vuoti, e riempì veramente il vaso fino all'orlo.

Morale della storia?
Non importa quanto piena è la vostra vita, c'e sempre spazio per una BIRRA!!!




Mettete al posto della birra le cose che vi piacciono ed il gioco è fatto!

09:55 Scritto da: deep_seeker in Tro(m)by Zen | Link permanente | Commenti (66) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook