19/06/2007
La Paura

- Se vinceranno loro sarà un futuro di miseria, terrore e morte! Dobbiamo fare qualcosa.. subito!
- Loro, loro, sempre parlare di loro. Siamo stufi di questa solita litania. Parliamo di noi invece.
- Noi... beh noi forse siamo i soli ad avere la forza per vincere, ma loro non devono saperlo. Dobbiamo fargli credere di essere deboli e indifesi, di essere inermi bambini nelle loro mani
- Ma non funzionerebbe sai, loro ci ascoltano, loro ci conoscono già, sanno tutto di noi prima ancora di noi. Loro sono forti perchè sanno tutto e chi sa tutto non ha più paura.
- No, non è vero, forse si può ancora avere paura. Noi sappiamo molte cose ma abbiamo paura. Abbiamo una paura fottuta persino della paura stessa. Se abbiamo paura significa che ci siamo ancora!
- Noi siamo paurosi solo perchè la nostra conoscenza è imperfetta. Se potessimo essere come loro sarebbe tutto diverso. Pensiamoci, noi come loro, a conoscenza di tutte le nostre paure, dei nostri fantasmi, dei nostri timori più riposti. Basta solo ascoltare la loro voce, e la nostra gli assomiglia già. Ascoltiamoci, senti come stiamo parlando ugali?
- Oddio! Ma loro forse ci stanno ascoltando anche adesso! Loro potrebbero essere dentro di noi anche in quello che stiamo dicendo. Forse loro pensano dentro di noi . Noi siamo i loro pensieri, e se crediamo di poterci liberare da loro... forse li stiamo già ascoltando... forse sono loro che ci fanno credere di conoscere quello che vogliono farci conoscere. Abbiamo paura...Abbiamo paura adesso, siamo terrorizzati. Noi! Noi abbiamo paura... Io! Io ho paura... ho paura... abbiamo paura!
- Noi siamo loro, mio caro, siamo andati troppo in là per poterci distinguere adesso, noi siamo te e tu sei noi e da dentro ti possediamo senza che tu te ne sia accorto. Perchè non c'è un tu, c'è solo il noi che ci parla da sotto quelle nostre costole scheletriche, e non c'è il tuo respiro, ma solo questo nostro raschiare ansimante, e non c'è questa tua mano, ma solo le nostre dita che stringono l'anima sempre di più. E non sei tu a star morendo, perchè gli altri ci vedranno sempre fusi insieme e non si accorgeranno che ci siamo solo noi in questo nostro corpo che un tempo era il tuo. Ora ci siamo noi.
Noi siamo le tue Paure. Se ci lasci vivere dentro di te, continuerai a vivere senza poter dire a nessuno d'esser morto. Neanche a te stesso.
12:59 Scritto da: deep_seeker in Racconti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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05/12/2006
Black & White
Aveva molto viaggiato il lungo e in largo nella sua vita, perchè era stato marinaio sui grossi bastimenti che attraversavano gli oceani, come molti ragazzi a quell'epoca facevano per non languire nell'arsa calura dello splendido suolo della sua patria. E quando i primi reumatismi avevano cominciato a far visita alle sue ossa, aveva continuato a viaggiare attraverso gli altri, con una piccola locanda che con il trascorrere degli anni si sarebbe arreso a pubblicizzare come B&B.
Aveva avuto dei figli e amato molte donne, ma nella sua locanda era rimasto da solo ad ascoltare le storie dei tanti viaggiatori che da lì passavano, condividendo con loro le sue gustose olive nere e il buon aspro vino, che lui accompagnava con le note di un sirtaki. E un po' questo lo rendeva triste.
Quando si accorse che le folte sopracciglia bianche si chiudevano ormai prima di quelle dei suoi stanchi ospiti, decise che era giunto il momento di cercare una risposta, raccolse il suo vecchio bastone nodoso, il berretto e una sacca di tela. Poi staccò l'insegna del B&B e cominciò a camminare.
Quando aveva fame mangiava, quando aveva sonno dormiva avvolto in un mantello. Qualche volta qualcuno lo ospitava, altre volte si doveva arrangiare. Ma non sapeva quale fosse la domanda a cui cercava una risposta.
Attraversò diverse provincie e città, lasciandosi alle spalle i confini degli uomini, assaporando il colore rosa del cielo che nasce, il freddo della pioggia che ti impregna, il messaggio del sole arrossato al tramonto che ti ricorda che non sei immortale.
Camminò a lungo, e man mano sentì che le forze scemavano, che le ginocchia tremavano sotto il peso del suo corpo sottile, mentre il bastone era sempre più caricato dalle sue ossa... e gli occhi cominciavano ad avere un velo che sfocava i contorni dei volti di chi incontrava, finchè un mattino, quasi senza accorgersene, si ritrovò seduto sul bordo di un molo, vicino a grosse corde odorose di mare.
Fu allora che una vocetta di bimbo lo scosse dal suo torpore.
"Ehilà nonno! Ciao!"
Era un bimbetto nero nero che lo salutava.
Lo vedeva a malapena da quegli stanchi occhi velati...
Poi sentì la voce di una bimba, limpida e cristallina.
"Ma stai dormendo nonno?"
Era una biondina, una graziosa bambolina di porcellana bianca.
"Guarda che è giorno, sta spuntando il sole, sai?"
Non riusciva ad alzare la sua testa, fattasi troppo pesante, ma sogguardando dal basso all'alto, vide che i volti dei due bimbi erano vicini vicini, sorridenti. Si chiese cosa stesse succedendo.
"Hai fatto tanta strada, vero nonno?" squittì la prima vocetta
"Guarda che adesso sei tornato al mare, se vuoi ora ti puoi riposare".
Il vecchio faticò a comprendere, ma poi cercò di guardare di nuovo il viso dei due bimbi, e i loro contorni si confusero e gli sembrarono uniti in un'unico volto, e con essi le corde, il molo, le terre che aveva visitato, il mare, le sue donne, il passato e il futuro... Una piega a forma di sorriso si disegnò tra le sue rughe.
Aveva avuto la sua risposta.
11:50 Scritto da: deep_seeker in Racconti | Link permanente | Commenti (25) | Segnala | OKNOtizie |
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